Quattro case, tra alberi da frutto e ruggine, tetti rossi, un bar, il giornalaio, la stazione di servizio, la fornaia, il meccanico. Mi hanno raccontato di un bambino che abitava in questo posto e sotto casa sua lavorava un fabbro. Lo facevano “impazzire” l’odore e i colori di quel posto. Buio, nero, unto, fumigoso e acre di ferro acceso. Però il massimo della sua emozione era l’incanto luminescente delle operazioni di saldatura e limatura… Che meraviglia!... e la meraviglia di un bimbetto, si sa, è la più meravigliosamente meravigliosa. Vedeva scintillare per aria miriadi di scagliette di fuoco che si spegnevano a terra e sui grembiali degli operai. – Ma non ti bruci? – chiedeva, e tutte le volte rimaneva stupefatto per quei - No -, poi immancabili gli brontolavano – Si, ma tu invece scansati e non guardare la fiamma mentre si salda, che ti accechi! – lui lo sapeva, glielo dicevano sempre, ma una sbirciatina doveva darla, per forza. Poi si ricalavano la maschera sul faccione nero e bianco e riprendevano a fabbricare fuoco e scintille. Ne uscivano cancelli, inferriate, infissi… da allora si convinse che “saldare” è una magia, un arte, materica, emozionante…

Reminescenze di tempi lontani, di azioni passate e di gestualità compiute che però restano vivide nella memoria e che ogni giorno si rinnovano attraverso il rituale di quegli stessi gesti, grazie ai quali si rigenera la magia di quelle scintille e di quell’enfasi creativa. Quindi, la chiave gira nella serratura, il portone si spalanca cigolando e un drappo di edera verde acido illuminato dalla flebile aurora si staglia nella penombra dell’officina. Lo stesso odore acre di polvere di ferro e di saldatura pervade le narici, i Pink Floyd accompagnano il rito del caffè ed il crepitio del tabacco rovente ne enfatizza e sigilla il gusto. La stessa pesantezza e ruvidità del grembiale incartapecorito, i guanti serrati come pugni sul bancone che ancora conservano la memoria delle mani che ogni giorno li calzano; poi quel pulsante “On/Off”, acceso/spento, dentro o fuori… esatto, “dentro o fuori”, questo è ciò che ti dice la saldatrice nel momento in cui l’accendi e le scintille che essa genera ti ricordano che sei vivo, che provi dolore, che stai lasciando un segno. Il risultato di queste azioni eseguite in piena armonia tra cuore, corpo e mente sono pezzi unici che ti cominciano a sciorinare di quando erano materia ferrosa e poi lamiera e poi contenitore sporco e untuoso di materia sporca e untuosa, e di tutte le botte prese negli anni. Fino al finale, fatto di scintille e di mani capaci di riassumere in unicità la loro identità.

Vibrazioni art-design è tutto questo, è una teoria di pensiero che si muove controcorrente ad un sistema di produzione di massa su scala industriale che privilegia un processo di lavorazione che in molti casi porta ad un completo stravolgimento degli intenti iniziali, piuttosto che valorizzare e lasciare pieno respiro all’espressione di concetto. Questi prodotti, così come i materiali e così come le persone, possiedono un anima e una personalità che si potrebbe definire la somma di ciò che di essi si sa, si vede e si sente.

Vibrazioni art-design è Unicità, Carattere, Abilità e Passione.