"Molti associano il metallo a forme preesistenti: tubi, verghe, chiavi, attrezzi, pezzi di ricambio, tutte quante determinate e immutabili, e le concepiscono come qualcosa di essenzialmente fisico. Ma per chi lavora al tornio, o in fonderia, o in fucina, o alla saldatura, l’acciaio non ha nessuna forma. la forma glie la si dà, e tutte le forme escono dalla mente di qualcuno…"
"Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" - Robert M. Pirsig- Adelphi 1974/1981
La materia prima dalla quale nasce questa storia sono i materiali di recupero e nello specifico i barili di lamiera utilizzati in diversi settori dell’industria che spaziano dal petrolchimico all’alimentare. Questi barili dai colori sgargianti e dalle singolari serigrafie offrono una moltitudine di combinazioni cromatiche e texture superficiali, senza contare la loro perenne esposizione agli agenti atmosferici che nel tempo operano una trasformazione estetica del materiale. I bidoni utilizzati divengono quindi materia prima-seconda, bonificati e valorizzati da una sapiente e abile lavorazione manuale che ne conferisce un valore aggiunto importante al punto di elevarla allo stato dell’arte, motivo per cui ogni prodotto viene siglato e numerato. Dal taglio alla piega, dalla saldatura alla smerigliatura e non ultimo alla verniciatura, ogni operazione viene eseguita secondo criteri manuali, relegando ai minimi termini la componente “macchina”. Qui si parla di utensili, o meglio di attrezzi i quali diventano l’estensione naturale del corpo e della mente. Nei nostri arredi non c’è un “dentro” e un “fuori” ne un “prima” e un “dopo” perchè tutte le forme realizzate sono studiate per avere un autoportanza conferita dal materiale di recupero stesso che combinato ad una tecnica di lavorazione appropriata permette di non avvalersi di endoscheletri o strutture di supporto; quindi ciò che è dentro è anche fuori e viceversa. Per quanto riguarda Il “prima” e il “dopo” invece si lavora sul concepimento dello stile e della forma in modo da eliminare nel prodotto ogni riferimento alla forma del bidone, pensandolo in modo tale che il suo corpo sembri stato realizzato espressamente per compiere una determinata funzione, sia essa quella di seduta o contenitore o corpo illuminante…. da sempre e per sempre. Sugli arredi permane quindi la patina del tempo trascorso, il “prima”, la matericità della lavorazione, il “mentre” ed il sapiente bilanciamento estetica-forma-funzione che lo renderà capace nel tempo di esprime lo stesso concetto odierno con la stessa enfasi e carica emozionale… il “dopo”. Al di sopra di tutto questo deve prevalere in modo imperativo “l’unicità” del prodotto. Bisogna avere la consapevolezza che ognuno di questi prodotti, siano essi quelli “standard” oppure quelli su misura, possono e devono essere replicati in modo simile ma mai perfettamente uguale, sia per cause di materiali che lavorazione.